Un appuntamento organizzato sui social in pochi giorni ha portato in piazza a Locri centinaia di donne, giunte per fare rumore nel ricordo di Sara Campanella e Ilaria Sula, le due studentesse 22enni uccise negli ultimi giorni per aver detto un No a chi diceva di amarle. L’iniziativa lampo, come accaduto in tutta Italia, è partita dalla rete “Riprendiamoci i consultori” per impedire che il silenzio cali sulle vicende di donne uccise e trasformate meri in fatti di cronaca.

«Non ci basta più indignarci. Vogliamo azione. Vogliamo giustizia – raccontano le manifestanti -. I numeri dei femminicidi parlano da soli, come un bollettino di guerra. I media spesso distorcono i fatti, le istituzioni tacciono o si mostrano inadeguate, mentre il sistema giudiziario e le forze dell’ordine troppo spesso mancano di strumenti e formazione. Il femminicidio di Sara Campanella, raccontato come “una tragedia legata alla sua indipendenza”, è l’ennesima prova di una narrazione tossica che colpevolizza le vittime e assolve i carnefici».

A manifestare in piazza anche sindacati, amministratori locali e i ragazzi delle scuole. Chiedono consultori attivi, laici, femministi e accessibili. «Vogliamo vivere le città senza paura. Ogni strada, ogni quartiere deve essere uno spazio sicuro. Non vogliamo aggiungere altri nomi alla lista delle donne uccise. Non possiamo più permettercelo».

Le cause profonde del femminicidio includono la cultura patriarcale, la normalizzazione della violenza nelle relazioni e la difficoltà di molte ragazze e donne nel denunciare le violenze a causa della paura o della mancanza di supporto.

«In tal senso - sottolineano i promotori dell’iniziativa- il potenziamento dei consultori familiari e il rafforzamento delle leggi contro la violenza di genere sono fondamentali per prevenire queste tragedie».